La privacy dei medici prevale sulla sicurezza dei pazienti? Un paradosso italiano da denunciare.La privacy dei medici prevale sulla sicurezza dei pazienti? Un paradosso italiano da denunciare.

La privacy dei medici prevale sulla sicurezza dei pazienti? Un paradosso italiano da denunciare.

In Italia, ogni cittadino ha diritto a scegliere il proprio medico. Ma può davvero farlo in modo consapevole, se gli strumenti per valutare la condotta professionale sono nascosti o inaccessibili?

Oggi ci sono oltre 900 procedimenti disciplinari aperti contro medici, alcuni dei quali accusati di gravi violazioni deontologiche o cliniche. Tuttavia, i loro nomi non possono essere resi pubblici. La causa? Una normativa sulla privacy che protegge il professionista, anche quando sotto inchiesta, più del diritto alla trasparenza del paziente.


Una Commissione Disciplinare nazionale ferma da 8 anni

Come se non bastasse, la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CEPS), che dovrebbe valutare i ricorsi in secondo grado, è ferma da oltre 8 anni per mancata nomina dei membri.
Il risultato?

  • Medici potenzialmente colpevoli restano operativi per anni.
  • Le radiazioni vengono congelate.
  • I pazienti non possono sapere nulla, nemmeno nei casi più gravi.

Dati pubblici? No, coperti dal segreto

Gli Ordini dei Medici e le autorità sanitarie non pubblicano i nomi dei professionisti sotto indagine o in attesa di radiazione. Neppure in caso di condanne in primo grado.
Chi vuole scegliere un medico non ha accesso ad alcuna lista, segnalazione o strumento di controllo. Tutto viene considerato “dato sensibile” e quindi coperto dalla legge sulla privacy, anche quando l’interesse pubblico dovrebbe prevalere.


Ma il paziente? Resta solo.

In un momento in cui i cittadini chiedono più diritto all’informazione e alla sicurezza sanitaria, questo silenzio è inaccettabile.

La Federazione Lega Diritti del Malato chiede:

  1. Trasparenza totale sui procedimenti disciplinari, almeno per i casi gravi o ripetuti.
  2. Ripristino immediato della Commissione CEPS, oggi paralizzata.
  3. Un registro nazionale accessibile ai cittadini, con le sanzioni comminate ai professionisti sanitari.
  4. Tutela della privacy sì, ma non a scapito della sicurezza dei pazienti.

Il paziente ha il diritto di sapere

In un sistema sanitario che vuole essere centrato sulla persona, scegliere il medico in base alla sua reputazione e condotta è un diritto fondamentale.
Occorrono strumenti pubblici, chiari e aggiornati, come accade in altri Paesi europei, dove esistono elenchi ufficiali dei medici sospesi o radiati.


Conclusione: o cambia la legge, o perdiamo la fiducia

Se la legge sulla privacy diventa un muro che nasconde l’inadeguatezza o la pericolosità di un medico, allora non tutela, ma danneggia.
La Federazione Lega Diritti del Malato continuerà a battersi per una giustizia sanitaria trasparente, efficace e al servizio dei cittadini, dove la tutela della salute venga prima degli interessi di categoria.

📣 Un cittadino informato è un cittadino più sicuro. Diamo voce alla trasparenza!

Di Diritti del malato

movimento per il sostegno del malato attraverso il miglioramento del sistema sanitario.

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